L’importanza di chiamarli Ludi!

Ieri ho scritto un articolo, l’ho scritto con una certa passione.
Era da un po’ che non scrivevo e sentivo la necessità di farlo, spinto soprattutto da un argomento che mi sta piuttosto a cuore.

Stamattina l’ho riletto per assicurarmi di non aver scritto boiate: era così intenso, a tratti commovente, così carico di emozioni e così poetico in alcuni passaggi, così ricco di enfasi e così smielato, così…così…

così PALLOSO!

Basta, cestinato (non è vero, lo conservo per inserirlo nelle mie memorie).
Ma era così noioso che le lettere della buonanima di mio nonno dal fronte durante la seconda guerra mondiale in confronto erano dei capolavori della comicità.

Beh, per farla breve… non so a voi, ma molte volte mi è capitato di sentir dire in giro per strada, nei bar o anche in discussioni fra amici la terribile sentenza “A Orvieto non c’è mai niente di nuovo“.
Ora probabilmente sarò io che ho un’opinione diversa, forse sono che si accontenta di poco e si meraviglia con altrettanto poco, non saprei, però il mio punto di vista è semplice: c’è solo un po’ di timore del cambiamento, delle nuove proposte e di perdere qualche pezzetto di tradizione strada facendo.
Sia ben chiaro, il cambiamento fa sempre un po’ di paura a tutti, anche io quando ho deciso di abbandonare la grande città a favore di una più piccola e più in sintonia con la mia idea di vita felice ero un pelino terrorizzato!

Ma se la novità di cui si ha un po’ di timore e per cui si nutre scetticismo invece nascesse, paradossalmente, proprio dalla tradizione o addirittura dal nostro passato?


Questa era la sfida e noi l’abbiamo raccolta, l’abbiamo fatto insieme a tante associazioni e appassionati che finalmente hanno trovato un punto d’incontro e un obiettivo comune: una grande festa del Medioevo a Orvieto.

Ora direte voi: “Già le fanno dappertutto le cose sul medioevo, perché la dobbiamo fare pure a Orvieto?”

Ma perché no? Perché non festeggiare un periodo storico così ricco in una città come Orvieto dove il tempo sembra fermarsi tra i vicoli di San Giovenale o ammirando gli affreschi nel Duomo, affacciandosi dalla Torre del Moro oppure sto-rientrando-in-modalità-poetica-fermatemi

Ma soprattutto la vogliamo usare più spesso questa spettacolare Fortezza?

Per concludere, l’invito è naturalmente aperto a tutti: come ogni cosa anche questo evento nasce forse
per gioco, e perciò noi non possiamo che farne parte.

Cosa vi aspetta?
Beh, elencare tutte le iniziative a cui potrete assistere e partecipare non è così facile ma qualche piccola anticipazione la potrete vedere nelle foto di seguito.
Di sicuro saranno delle giornate piuttosto intense e ricche, non solo vi divertirete ma magari scoprirete anche qualche piccolo dettaglio del nostro passato che non conoscevate.

Nella peggiore delle ipotesi potrebbe essere allestita una bella gogna e avrete l’occasione di prendere in giro il sottoscritto in abiti non proprio modernissimi, che come attrattiva già di per sé non è malaccio.

Per amore del ludus, quindi, ci troverete a giugno in una Fortezza a vivere e far vivere i Ludi!

3 pensieri riguardo “L’importanza di chiamarli Ludi!

  1. È proprio vero che se non ci si rinnova, si muore innanzitempo. Questa saggia constatazione si addice proprio bene ad Orvieto che sta veramente morendo, mentre la “Civita che muore” sta risorgendo sulle sue ceneri. E provare a cimentarsi ad una novità, tra l’altro ben pensata, vale sempre la pena di tentare, soprattutto ad Orvieto, da lustri chiusa nel suo immobilismo. Il coraggio aiuta gli audaci e forse apre una porta dai cardini arrugginiti da secoli, cigolanti ancora nei ricordi di lotte intestine ed endemiche tra Guelfi e Ghibellini (Monaldeschi e Filippeschi). Orvieto è uno scenario unico per i suoi beni artistici ed ambientali, ancora conservati nel clima del basso medioevo e Rinascimento. Riproporre pagine di vita locale del passato è una piacevole iniziativa e può essere un incentivo a proseguire su questa strada senza più balzelli ed ostacoli psicologici e conservatori. Non ci resta che attendere con ansia questo appuntamento….

    1. Ettore, grazie del tuo commento, l’ho molto apprezzato.
      Dal mio canto posso dire che mi sono letteralmente innamorato di queste terre e, forse con gli occhi di un sognatore, vedo per questa città e per ciò che la circonda un potenziale enorme, non solo per il suo valore artistico, culturale ed estetico, ma per la fortissima tradizione che ancora si respira nelle sue strade.

      Per un attimo voglio avere la presunzione di poter parlare a nome di tutti quelli che collaborano a questo progetto: posso garantire a te e a coloro che vorranno darci fiducia che daremo il massimo per rendere questo evento unico ma non solitario.

      1. Effettivamente anche a me Orvieto fece questo effetto quando la vidi per la prima volta nel lontano maggio 1961 dal belvedere di Buonviaggio. La sua urbanistica si è mantenuta ancora intatta e per i suoi vicoli pittoreschi e le scenografiche piazze si respira il profumo del tempo di impronta medioevale. Le novità sono sempre però viste con un occhio di diffidenza da una città chiusa e gelosa delle sue tradizioni. Ma i tempi mutano e forse una avventura coraggiosa e originale come la vostra, consona alle peculiarità storiche cittadine, può innescare un meccanismo di entusiasmo e sprone da parte della popolazione a rivivere una “fiction” d’altri tempi. E la fiducia va sempre data a chi crede fino in fondo ad un progetto elaborato con passione e contenuti.

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