Quando il gioco si fa…pubblico!

Lo so, è un periodo in cui ci tengo particolarmente a sfatare un mito, quel mito che relega il gioco a passatempo per bambini.

Alcune volte mi sono ritrovato a discutere con vecchi amici sull’importanza del gioco nella vita di ognuno non soltanto in qualità di ottimo antistress ma anche per le sue proprietà “terapeutiche”. Di come non sia importante se si tratta di una partita a scacchi, un puzzle, comporre i pezzi di una scatola di Lego o partecipare al Fantacalcio o a qualche mano di briscola. Ciò che conta è il divertimento, il mettere da parte per un pò di tempo i problemi che ci affliggono quotidianamente e cercare puro e semplice svago.

Che il gioco abbia ormai abbattuto da tempo quelle frontiere di pregiudizio e debba lavorare ancora un pò su qualche strascico è cosa nota e facilmente dimostrabile: basta osservare il riscontro di pubblico delle grandi fiere del calibro di Lucca Games o fare poche ricerche nella Rete. I più scettici poi non possono negare la diffusione dei videogames e del relativo mercato, dai giochi casalinghi per console e pc a quelli online fino a giungere all’ultima frontiera del gioco da social network (mai sentito parlare di Farmville, Mafia Wars, Sims Social e tantissimi altri?).

Ma ancora più gratificante è constatare come l’attenzione dei media maggiormente seguiti dal grande pubblico si stia concentrando sul mondo del gioco: significativo l’articolo de La Stampa pubblicato pochi giorni fa sulla Settimana del Gioco appena conclusa così come questo servizio del TG2 che, seppur non recentissimo, è piuttosto eloquente:

Il gioco quindi valica il confine di intrattenimento esclusivo per bambini e adolescenti e inizia a diventare argomento d’interesse pubblico. Il moltiplicarsi di ludoteche, circoli, associazioni e punti vendita nell’arco di pochi anni è una prova più che evidente di come anche qui in Italia sia fortissima la volontà di mettersi al passo di altri grandi realtà europee e internazionali.

Una cosa di cui sentirsi soddisfatti.

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