Un giorno a Lucca. Dieci anni dopo.

Si, l’ultima volta che andai a Lucca, alla più grande fiera italiana sul fumetto e sul gioco, fu dieci anni fa.
Ricordo che all’epoca potevo considerarmi già una sorta di veterano, avendo partecipato a più edizioni, e soprattutto ricordo con grande nostalgia quei tempi e gli amici di un decennio fa. Alcuni riesco ancora a sentirli, a scriver loro qualche riga. Altri, crescendo, hanno trovato interessi lontani dai miei.

Son passati dieci anni e molte sono le vicissitudini che mi hanno impedito per così tanto tempo di presenziare a questa fiera. Il che, buffo a dirsi, per uno come me equivale a un musulmano che non si reca un numero sufficiente di volte alla Mecca nella propria vita.
No, Lucca non è una nuova Lourdes, assolutamente, non ha ancora raggiunto un valore religioso o altamente spirituale. Ma l’aria che vi si respira in una manciata di giorni all’anno è ugualmente magica: forse perchè i giorni della fiera coincidono con quelli di Halloween, una festa con una profonda radice mistica, o perchè sono i giorni di passaggio dall’autunno all’inverno, dal tramonto alla sera di ogni anno.

E’ come quando torni, da adulto, in un luna park: per poche ore senti di esser tornato bambino, ti sembra lecito e doveroso farlo finchè sei entro i suoi confini.
A Lucca puoi rivivere i ricordi ludici dell’adolescenza, le prime partite del tuo gioco di ruolo preferito, l’approccio a quello strano e misterioso gioco da tavolo, le prime bustine di carte di Magic che hai comprato, i tornei di Subbuteo con gli amici, le sfide a Street Fighter o a Mortal Kombat…

Ho trascorso un solo giorno a Lucca, dopo dieci anni, ma in poche ore ho ritrovato quella passione che sentivo da parecchio intorpidita dentro di me. Mi son sentito felice di far parte di quella magia che da molto, da troppo sentivo a malapena. So che per molti potrebbe sembrare sciocco ciò che scrivo ma per una persona che ama il ludus e il gioco, e il suo potere didattico e di approfondimento culturale e sociale, questa esperienza ha un grande valore.

Una mattinata trascorsa fra gli stand del mercato ludico della fiera, fra innumerevoli giochi, oggetti, accessori, a nuotare in mezzo a una folla di persone che condividono la tua stessa passione e con occhio vigile si lanciano a osservare scrupolosamente, così come fai tu, qualsiasi minuscolo dettaglio di ogni banco cercando di individuare quel particolare oggetto – un manuale, un dado, un gadget – che possa arricchire la tua collezione, o un regalo per una persona cara che alla fiera non ha potuto partecipare. Indubbiamente faticoso ma al contempo divertente ed entusiasmante.
Ero appena all’inizio della mia permanenza alla fiera e già mi sentivo molto appagato. Ma fu l’incontro con uno degli idoli della mia infanzia televisiva a rendere indimenticabile quel giorno già di per sè speciale: “Thank you for the memory“, le parole di un uomo oltre la soglia dei sessant’anni ormai non più al centro della macchina Hollywood e forse non più ricercato dai fans come un tempo, quando faceva sorridere me e i miei coetanei con le sue battute e impazzire le mie coetanee con il suo fascino.
No, Mr. Benedict, grazie a te e a George Peppard, Dwight Schultz e Mr. T per aver fatto sognare una generazione con il vostro A-Team. Grazie a te per avermi regalato un’emozione racchiusa gelosamente in un sorriso, una stretta di mano e una fotografia.

Ma l’atmosfera magica aveva in serbo altre sorprese per me una volta fuori dall’area ludica. Come i mille colori e gli innumerevoli dettagli dell’esercito dei cosplayers che ormai tendo a considerare con crescente attenzione constatando quanti sacrifici e sforzi facciano molti di loro a cercare di somigliare il più possibile all’eroe di un fumetto, di un film o di un romanzo. Non sono uno che segue molto questa forma di intrattenimento ma devo ammettere che, in particolare a Lucca, raggiunge livelli davvero considerevoli e contribuisce moltissimo a rendere ancora più magici questi giorni.

Il pomeriggio si divide fra la Cittadella, il regno del gioco di ruolo dal vivo dove ho modo di riabbracciare diversi amici e osservare l’elevatissima perizia nella tessitura di abiti medievali così come di armature, e il “quartiere” dei fumetti, dove una folla a perdita d’occhio si riversa nelle strade e stradine di Lucca osservando con ammirazione le tavole dei disegnatori famosi o di quelli che un giorno lo saranno, la maestria nell’utilizzo dei colori per rendere più viva ogni illustrazione e gli album in vendita, da quelli più recenti alle rarità – quasi al pari di oggetti preziosi e antichi, conservati in buste trasparenti di plastica per arrestare l’inesorabile erosione degli agenti atmosferici su quei fogli sottili ma decorati da un tocco magistrale. E’ arte, per quanto alcuni vogliano negarlo e relegare il fumetto a “cosa da bambini”.

Non è facile descrivere, per quanto sia forte il tuo impegno, l’atmosfera tangibile a Lucca una volta ogni anno: è un’esperienza che in piccola o gran parte ogni amante del gioco e del fumetto vivrà in tutte le fiere a cui parteciperà. Ma soltanto la fiera di Lucca coinvolge un’intera città che, nei giorni in cui autunno e inverno si passano il testimone, fra le sue mura racchiude una speciale macchina del tempo che ti riporta alla spensieratezza di un adolescente.

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